GIRO D'ITALIA - 16^TAPPA

Splendida fuga di Damiano nel tappone appenninico.


Ci ha provato con grinta e coraggio Damiano a far sua la frazione più impegnativa del Giro d’Italia, la 16^tappa da Pergola a Monte Petrano, con un attacco portato da lontanissimo: partito in avanscoperta dopo pochi chilometri in compagnia di circa 20 corridori (poi ridottisi nel numero col passare dei chilometri), il nostro beniamino ha visto dissolversi sull’ascesa del Monte Petrano la possibilità di vincere la corsa.
Damiano è stato molto abile a unirsi alla prima fuga buona della giornata, dovendo però fare presto i conti con un episodio sfortunato: per evitare la caduta di Brutt, ha colpito con la coscia sinistra il guard rail, procurandosi una contusione che però non gli ha impedito, dopo aver ricevuto assistenza medica, di pedalare con efficacia sull’ascesa delle Cesane, per poi attaccare in compagnia di Popovych, Bosisio e Scarponi sull’ascesa del Monte Nerone e transitare in tre (Cunego, Popovych e Bosisio) in cima al Monte Catria.
In discesa, dopo che Bosisio era finito fuori gioco per una scivolata, purtropp non è riuscito a seguire uno spericolato Popovych, il quale si è presentato sull’ultima salita del Monte Petrano con una manciata di secondi su Damiano, divario che però è cresciuto con l’avvicinarsi del traguardo.
Da dietro, intanto, nel gruppo della maglia rosa è scoppiata la bagarre, con Sastre all’attacco seguito direttamente da Basso, Menchov e Di Luca, mentre Bruseghin ha dovuto salutare la compagnia e tenere un’andatura regolare: prima Damiano, poi Popovych sono stati superati dagli uomini di classifica, con Sastre primo sulla linea d’arrivo. Bruseghin ha tagliato il traguardo in 21^ posizione a 3’54” dal vincitore, mentre uno stremato Cunego ha ottenuto il 23° posto a 5’01”.
In classifica generale Damiano occupa la 16^ posizione a 14’29”.
Dopo aver ripreso fiato all’arrivo, Damiano ha così commentato la sua lunga giornata: “Siamo partiti subito all’attacco, con tanta voglia di centrare un bel risultato. E’ stata dura, sia per il percorso molto impegnativo che per il caldo, ma davanti siamo andati forte e in cima al Monte Nerone siamo rimasti in pochi. All’imbocco del Catria ho provato ad attaccare perché ho visto gli altri fuggitivi molto stanchi, ma ho poi dovuto cedere il passo a Popovych in discesa: l’ucraino ha preso rischi incredibili nel tratto sterrato di discesa e ha guadagnato un piccolo margine che ho tentato di colmare senza però riuscirci. Sull’ultima salita ho accusato la fatica e non ho potuto più fare nulla”.



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